Prevenzione e intervento precoce

Promozione della salute mentale e strategie preventive dei disturbi mentali

"Nessuna attività di prevenzione specifica nei confronti dei disturbi mentali può essere intrapresa se non esiste una comunità sociale competente e sufficientemente sensibilizzata."
 
La prevalenza della morbilità psichiatrica nel mondo è stimata intorno al 25% della popolazione generale. I costi umani ed economici (diretti e indiretti) sono immensi, tenendo conto non soltanto delle persone realmente affette da una qualche forma di disturbo mentale, ma anche del carico soggettivo e oggettivo delle famiglie (WHO, 1999; Tansella&de Girolamo, 2001).
Si tratta di una priorità di salute pubblica!
Vi è un generale consenso sul fatto che non esiste alcun disturbo mentale nella vita adulta che non abbia degli antecedenti nell’infanzia e nell’adolescenza. Questa semplice verità giustifica gli sforzi di spostare il baricentro degli interventi dalla vita adulta alle fasi evolutive del ciclo vitale.
 
Gli interventi preventivi possono essere così classificati (Mrazek e Haggerty 1994):
  • Interventi universali, che si sostanziano nelle strategie di promozione della salute mentale;
  • Interventi selettivi, rivolti a soggetti ad alto rischio, ma senza segni oggettivi di disagio o di disturbo;
  • Interventi indicati o specifici, rivolti a soggetti ad alto rischio con segni e sintomi soggettivi e oggettivi di disagio.

Gli interventi preventivi "universali"

Gli interventi definiti universali si identificano nelle strategie di promozione della salute mentale e si alla popolazione sana.

Gli interventi di promozione della salute mentale, proprio perché centrati sulla salute e non sulla malattia, devono porre al centro della loro filosofia l'individuazione dei fattori di protezione, che costituiscono la precondizione per promuovere la salute, qualunque siano la popolazione e la fase del ciclo vitale sui quali vogliamo intervenire.
 
In età evolutiva gli intereventi universali hanno diverse applicazioni:
  • insegnare l’empatia;
  • promuovere la capacità di gestire lo stress (strategie di coping), i conflitti, il controllo degli impulsi;
  • promuovere la creatività;
  • promuovere la competenza sociale;
  • lottare contro i processi di discriminazione e di stigmatizzazione;
  • educare alle emozioni;
  • promuovere l’empowerment ( processo costante e intenzionale che comprende il rispetto reciproco, la riflessione critica, l’aver cura e la partecipazione di gruppo. Attraverso questo processo gli individui si affrancano e si conquistano l’accesso alle risorse e il loro controllo. Cornell Empowerment Group, 1989). (N.d.C.) individuale e di gruppo, contrastando la condizione di disempowerment che caratterizza molti adolescenti a rischio.

Per quanto riguarda la promozione della salute mentale nell’adolescenza, non vi è dubbio che il contesto naturalistico per eccellenza sia rappresentato dal mondo della scuola. La scuola e il coinvolgimento degli insegnati costituiscono una risorsa insostituibile nella promozione della salute mentale.

Gli insegnanti rappresentano figure chiave nell’individuare precocemente i primi sintomi di un disturbo psichiatrico o di un disagio emozionale negli studenti, ma anche (e soprattutto) nel promuovere un migliore sviluppo emozionale e cognitivo nei loro ragazzi e ragazze.
Il loro principale compito in termini di promozione della salute è favorire negli studenti una crescita emozionale (sviluppo delle capacità empatiche, del talento individuale, di stili comunicativi efficaci, della consapevolezza dei diritti e dei doveri ecc.).
 
Il contesto scolastico può essere coinvolto nello sviluppo di strategie preventive in quattro modi (Grispini, 2003):
  • migliorare la capacità degli insegnanti a identificare gli studenti a rischio (Serene Olin et al., 1998; Isohanni, 2000; Murray et. al., 2003);
  • incrementare la loro abilità nel gestire il gruppo-classe e migliorare le relazioni;
  • promuovere l’acquisizione di stili di vita più adeguati attraverso interventi psicoeducazionali, cultura dell’empatia, incremento delle capacità di coping;
  • contrastare la cultura della stigmatizzazione verso tutte le forme di disturbo psichico, discriminazione culturale e religiosa.

Gli interventi preventivi "selettivi"

Gli interventi preventivi selettivi sono rivolti a individui o gruppi di popolazione che presentano un rischio di sviluppare disturbi psichici in misura significativamente maggiore rispetto alla popolazione generale.
In tale popolazione, infatti, anche in assenza di segni psicopatologici oggettivi; può esservi (in termini probabilistici) il rischio di una transizione verso un disturbo mentale manifesto.
 
Alcuni esempi di interventi selettivi riguardano:
  • la strategia della home visitations (visite domiciliari) a favore della diade madre-bambino quando esistono concreti fattori di rischio (madri senza partner, disoccupate, con abuso di sostanze, con disturbi mentali e di personalità) che rendono molto concreto il rischio che la prole possa strutturare modelli di attaccamento patologico;
  • programmi prescolari per i bambini dei quartieri poveri;
  • interventi sul drop-out scolastico (assenteismo scolastico);
  • interventi sui figli in età evolutiva dei pazienti affetti da patologie psichiatriche (Beardsalee et al., 1992).

Il maggior ostacolo per realizzare tali interventi consiste nel fatto che il target (i soggetti ad alto rischio) non è portatore di alcuna domanda di intervento.

 

Gli interventi preventivi "indicati" o interventi precoci

Gli interventi preventivi indicati sono rivolti a individui che presentano segni minimi, ma identificabili, di disagio o disturbo (per es., quadri prodromici, stati mentali ad alto rischio per lo sviluppo di psicosi).
 
Rientrano in questa classe di interventi:
  • le strategie di identificazione e trattamento precoce dei disturbi psicotici;
  • i programmi preventivi nei figli di pazienti depressi;
  • gli interventi sui disturbi della condotta in età evolutiva;
  • la prevenzione del suicidio in età adolescenziale;
  • gli interventi sui disturbi del comportamento alimentare;
  • la prevenzione degli stati di abuso nei confronti dei minori nell’accezione ampia che comprende l’abuso sessuale, il maltrattamento, la patologia delle cure primarie (deprivazione, “ipercura”) (Montecchi, 1998).

 

La prevenzione dei disturbi mentali

Gli obiettivi della prevenzione nel campo della salute mentale sono tradizionalmente distinti nelle seguenti categorie:
  • prevenzione primaria, che mira a ridurre l’incidenza e cioè la comparsa di nuovi casi;
  • prevenzione secondaria, che cerca di ridurre la prevalenza (intervenire precocemente e in modo efficace sui casi già in atto). Ciò si traduce in un insieme di sub-obiettivi:
    • ritardare l’esordio del disturbo,
    • attenuarne le manifestazioni cliniche,
    • identificare precocemente la comparsa del disturbo e trattarlo appropriatamente,
    • ridurre il periodo di malattia non riconosciuto e non trattato;
  • prevenzione terziaria precoce, che punta a:
    • ridurre il più possibile la fase sintomatica del disturbo,
    • rallentarne la progressione,
    • contrastare la disabilità,
    • prevenire i disadattamenti del contesto familiare.

Proviamo a calare, a scopo esemplificativo, questi concetti su un terreno di grande attualità e di immense implicazioni come quello della prevenzione dei disturbi schizofrenici (Grispini, 2003), un insieme di patologie che vedono nella fase dell'adolescenza un momento di particolare importanza.

Un'efficace prevenzione primaria dei disturbi schizofrenici dovrebbe intervenire sui fattori di rischio precoci (perinatali e infantili) e tardivi che intercorrono durante l’adolescenza e la prima età adulta e che sappiamo essere maggiormente coinvolti nella genesi di questi disturbi.
Dovremmo inoltre essere in grado di favorire e promuovere i fattori protettivi (resiliance) che consentono di impedire o attenuare lo sviluppo dei disturbi anche in bambini e adolescenti ad alto rischio.
Allo stato attuale, una prevenzione primaria adeguata nei confronti dei disturbi schizofrenici non può essere attuata - con l'importante eccezione della riduzione di alcune forme di complicanze ostetriche.
Decisamente più promettenti sono le strategie di prevenzione secondaria. La questione cruciale risiede nella possibilità di individuare precocemente soggetti ad alto rischio, con o senza segni obiettivi di disagio, e istituire un trattamento preventivo di carattere psicoterapeutico, familiare e farmacologico. (Figura 1). Questo tipo di interventi non impedisce la comparsa della schizofrenia, ma tenta di impedirne il pieno sviluppo sintomatologico. In altri termini, si cerca di impedire, attenuare o ritardare l’esordio clinico.

 

Raggiungere tali sub-obiettivi ha delle ricadute non trascurabili.

La comparsa dei sintomi psicotici segna un momento di grave rottura nella continuità del progetto vitale di molti adolescenti e giovani adulti. Quasi sempre la scuola o il lavoro vengono abbandonati. La famiglia va incontro a trasformazioni negative. Il paziente può ricorrere all’abuso di sostanze a scopo autoterapico, ma in realtà ciò complica seriamente il quadro clinico e il decorso. Spesso compaiono disturbi depressivi con un significativo rischio suicidario.
È evidente che qualsiasi strategia si riveli utile nel ritardare o attenuare o impedire il pieno sviluppo del disturbo consente al giovane paziente di non perdere definitivamente tappe psico-socio-evolutive di vitale importanza.
La prevenzione terziaria precoce dei disturbi schizofrenici consiste nell’istituire precocemente strategie riabilitative di carattere psicosociale per ridurre gli effetti disabilitanti a medio e lungo termine.
A conclusione di questa sintetica panoramica, nella tabella 1 riportiamo alcune delle strategie che consentono di ipotizzare, e in qualche misura realizzare, una prevenzione primaria, secondaria e terziaria di alcune forme di schizofrenia (Grispini, 2003).
 

Le Strategie per una prevenzione primaria, secondaria e terziaria di alcune forme di schizofrenia

Promozione della salute e riduzione dei fattori di rischio principali:
  • Lotta allo stigma
  • Counselling genetico
  • Prevenzione delle complicanze ostetriche
  • Valutazione neuropsicologica nei soggetti a rischio in età evolutiva
  • Prevenzione premorbosa nella famiglia
  • Prevenzione nella prole di genitori schizofrenici
  • Cooperazione con la scuola e gli insegnanti
  • Identificazione della sindrome Schizotaxia negli adolescenti e nei giovani adulti
  • Identificazione precoce degli stati mentali a rischio, degli stati prodromici, delle fasi di transizione verso la psicosi manifesta

Lo sviluppo della ricerca e la sperimentazione di pratiche preventive nei confronti dei disturbi mentali gravi possono costituire un’opportunità per promuovere una migliore organizzazione dei servizi psichiatrici nell’età evolutiva e una crescita complessiva della cultura della salute mentale nella comunità.

 

L'adozione del modello preventivo nella cultura dei servizi consente infatti di:

 

  • contrastare il tradizionale pessimismo prognostico che spesso domina nei servizi della salute mentale;
  • accrescere la conoscenza sui fattori di rischio e sul ruolo delle variabili, cliniche ed extracliniche, correlate all’esito e alla prognosi;
  • promuovere una crescita nella popolazione generale sulla cultura della salute mentale;
  • contrastare la cultura dello stigma;
  • rafforzare la collaborazione con le famiglie;
  • costruire una collaborazione con altri contesti collegati alla promozione di salute, primo fra tutti quello scolastico.

Tratto da L. Rowling, G. Martin, L. Walker La promozione della salute mentale e i giovani. Teorie e pratiche Curatore edizione italiana: Alessandro Grispini, Pompeo Martelli. McGraw-Hill, Milano 2004.

 
A cura del Dott. Rocco Pollice e della Dr.ssa Emanuela Di Giovambattista.