I Farmaci Psicotropi

Come funzionano i farmaci psicotropi?

Per capire come funzionano i farmaci psicotropi (e non psicofarmaci, termine improprio usato spesso anche dai mezzi di informazione!!) occorre fare una breve premessa sulla fisiologia del nostro cervello. Nel cervello esistono delle strutture che si attivano quando vengono provate delle emozioni, quando vengono messi in atto comportamenti, quando si pensano o si progettano delle cose, per la gestione di tutte le attività della vita. Tristezza, gioia, rabbia, ostilità, aggressività, euforia, qualità del pensiero, capacità di critica e di giudizio risultano associate a dei cambiamenti funzionali (trasmissione nervosa) di vari gruppi di cellule (neuroni). I neuroni sono in grado di comunicare tra di loro attraverso impulsi elettrici che permettono la liberazione di particolari sostanze chimiche, chiamate neurotrasmettitori. I neurotrasmettitori sono come dei “postini” trasportano messaggi da una cellula all'altra, facendo in modo che tutte le cellule del cervello lavorino in modo coordinato fra di loro. Esistono dversi tipi di neurotrasmettitori (dopamina, serotonina, adrenalina, ecc.) e ciscuno di essi è come un postino che possiede la chiave per aprire una specifica porta (il recettore) attraverso il quale portare uno specifico messaggio. Quando questo equilibrio si rompe per qualsiasi motivo (cause interne o esterne) e i vari messaggeri chimici funzionano in modo alterato compaiono i sintomi psichici.
 

Cosa fanno, a cosa servono?

Hanno la funzione di ripristinare e ristabilire il normale equilibrio tra neurotrasmettitori e recettori, e lo fanno con diversi e complessi meccanismi a seconda del tipo di farmaco. La funzione principale dei farmaci psicotropi è dunque quella di riportare il cervello al suo normale livello di funzionamento. Ottenuto questo risultato, nella gran parte dei casi i farmaci possono essere ridotti e poi sospesi.
 

Sono tutti uguali i farmaci psicotropi?

Non sono affatto uguali tra di loro ma hanno una diversa struttura, diverse funzioni, differenti indicazioni e differenti modalità di assunzione. Per tale motivo è scorretto parlare di “psicofarmaci” perché, oltre alla differente indicazione (per esempio “antidepressivi”, “antipsicotici”, “ansiolitici”, ecc.), all’interno di ciascuna classe farmcologica esistono ulteriori sottoclassi con diverse caratteristiche e diverse specificità (per esempio, tra gli antidepressivi esistono le sottoclassi degli SSRI, dei triciclici, degli IMAO, ecc., all’interno delle quali è possibile trovare farmaci con differenti caratteristiche e diverse indicazioni). Il panorama di questi farmaci è molto ampio e tutti gli strumenti disponibili sono efficaci e sicuri. Lo specialista ha quindi a disposizione una vasta gamma di medicine tra le quali scegliere, di fronte alle diverse forme di problema psichico e alle differenti caratteristiche del paziente da curare, la più adeguata.

 

Che efficacia hanno questi farmaci?

Si può dire che oggi quasi tutte le sofferenze psichiche possano essere curate in modo adeguato utilizzando i farmaci giusti, alle dosi necessarie e per un periodo di tempo sufficiente soprattutto se associati a specifici trattamenti psicoterapeutici di tipo cognitivo-comportamentale.

 

Domande e risposte in “pillole”

Possono dare dipendenza? Molto spesso le persone che soffrono di qualche problema psichico non vogliono curarsi con i farmaci perché hanno paura o sono convinti di diventarne «dipendenti» pensando che possano essere simili alle sostanze d'abuso, ma non è così. In generale le cure non provocano nessuna «dipendenza». Il problema semmai è contrario. Il paziente infatti tende a sospendere le terapie non appena si sente meglio con il rischio di ricadute a breve termine.

Possono «cambiare la personalita»? I farmaci psicotropi non agiscono modificando la struttura o la funzione cerebrale di base che determina le caratteristiche di personalità, ma agiscono solo nei casi in cui trovano una condizione «anormale» e «malata» a livello dei neurotrasmettitori cerebrali. La loro azione mira a ristabilire la condizione di equilibrio di partenza che è propria di ciascun individuo. Quindi una terapia con farmaci psicotropi non può aggiungere o togliere caratteristiche di personalità ma soltanto ristabilire una condizione di base che temporaneamente si è modificata o è andata perduta. Possono dare (come tutti i farmaci!!) effetti collatrerali ed indesiderati ma, nella stragrande maggioranza dei casi, questi sono lievi e, soprattutto, transitori.

Possono «togliere la lucidita»? La finalità di queste terapie farmacologiche non è quella di sedare, di calmare o di «addormentare», bensì quella di attivare, vitalizzare e ripristinare un funzionamento alterato. Ne consegue che, se il trattamento è ben condotto (scelta adeguata del farmaco, dose proporzionata alla sensibilità individuale ecc.), non solo non si verifica la temuta «perdita di lucidità mentale » ma al contrario si ha un progressivo aumento di essa, ridotta dalla condizione di malattia, fino al suo recupero totale. 

 

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